La tutela della Franciacorta

Interveniamo nel dibattito scatenatosi in queste ultime settimane in quanto chiamati in causa direttamente ad esplicitare una posizione chiara.

In verità pensavamo che il lavoro concreto svolto nell’ultimo anno insieme all’unione dei sindaci  con “Nutrire la Franciacorta” chiarisse già ampiamente la nostra posizione.

Un progetto finalizzato all’attivazione di percorsi volti alla riqualificazione e valorizzazione di  filiere agroalimentari tradizionali e di qualità della Franciacorta attraverso il modello delle Comunità del Cibo da che parte può stare?

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Vorremmo chiedere a tutti di concentrarsi sui contenuti e sugli obiettivi, su cui, a ben vedere, c’è molto più accordo, piuttosto che sugli strumenti su cui sembra essersi scatenata una bagarre poco costruttiva.

“…Nessun vento è buono per il marinaio che non sa dove andare …” e quindi, parafrasando Seneca, potremmo dire che ogni strumento può essere buono se si sa veramente tutti, in maniera condivisa, dove si vuole andare.

Ed in queste settimane è sembrato che la discussione sugli strumenti da utilizzare distogliesse l’attenzione dal “porto” verso cui deve dirigere lo sviluppo di questo territorio.

Guardiamo alle Langhe appena premiate dal riconoscimento dell’Unesco che però arriva dopo un percorso costruito negli anni, sicuramente più di 10, partendo da una storia e prima ancora da un tessuto sociale  ed economico, che come ben evidenzia Tino Bino nel suo articolo, è di forte matrice contadina. Non è un caso che Slow Food sia nata lì. E che la Terra è Madre ai contadini piemontesi non gliel’ha insegnato Carlin, ce lo hanno nel sangue. Ed è da lì che hanno saputo ripartire dopo gli stravolgimenti degli scandali degli anni 80. Dalla qualità dai grandi prodotti dalla grande agricoltura.

Giustamente Tino Bino nel suo articolo sottolinea come nella storia veloce della Franciacorta lo Spazio non sia ancora divenuto un patrimonio collettivo ed un’identità riconosciuta.

E’ questo il problema! E non basterà la legge istitutiva di un PTRA o di un Parco Agricolo a colmare questa mancanza.

E bene fa il presidente del Consorzio Maurizio Zanella a richiamare  i sindaci ad un impegno più concreto per la tutela e la valorizzazione del Territorio.  Qualunque strumento sia in loro possesso devono utilizzarlo concretamente per far ottenere tali obbiettivi.

Ripeto quindi quanto già detto: Slow Food sta dalla parte di chi avrà il coraggio, con atti concreti, di difendere la produzione agroalimentare di qualità e di far ruotare lo sviluppo turistico enogastronomico del territorio intorno a queste eccellenze.

Con il Ptra ora, perchè è lo strumento che c’è già concreto reale pronto per navigare in questa direzione da subito. Expò è alle porte. Lo sforzo di presentarci al mondo con la scelta di un’identità anche se ancora non strutturata è una scommessa ma anche un’opportunità ed ha bisogno di volontà e di strumenti già presenti.

Ma anche, nel contempo,  per far crescere nella consapevolezza condivisa dei cittadini, degli amministratori  delle strutture quella identità di un territorio vocato alla produzione agroalimentare di qualità che potrà portarci al Parco Agricolo domani e perché no anche a sancire tutto l’insieme di atti identitari e virtuosi che ne conseguono con una candidatura anche della Franciacorta all’UNESCO.

Ci stiamo sforzando tutti insieme di costruire l’identità di questo territorio!

Facciamo che dallo sforzo di tutti possa, questa identità e questa storia, di un territorio che ha saputo inventare con investimenti imprenditoriali un prodotto di successo ma ha saputo anche tutelarla dagli eccessi che ogni storia di successo porta con se, diventare degna di essere riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità.

Una storia di sforzi diretti a costruire, a recuperare un mondo migliore possibile

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