Gita a Nonantola!

Domenica 16 marzo, la nostra Condotta si è ritrovata in prima mattinata fuori dal casello autostradale di Rovato e dopo la colazione da Gallizioli siamo partiti alla volta di Nonantola (provincia di Modena), terra martoriata dal terremoto dell’Emilia.

Dopo due ore di viaggio siamo arrivati a destinazione, la prima tappa era l’Abbazia benedettina di Nonantola. L’Abbazia, insieme a gran parte degli edifici della zona, è stata seriamente colpita dall’ultimo terremoto. Quello che si può vedere oggi è la mostra “L’arte nell’epicentro. Da Guercino a Malatesta. Opere salvate nell’Emilia ferita dal terremoto” che propone una selezione di opere salvate dalle chiese dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola danneggiate dal sisma del maggio 2012: vi si alternano capolavori tra XV e XIX secolo come dipinti di Guercino, Scarsellino, Giuseppe Maria Crespi, Simone Cantarini, Caula ed Adeodato Malatesta, accanto ad antiche sculture lignee e in terracotta, reliquiari, argenti e scagliole.

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Abbiamo visitato il museo guidati dalle parole attente ed emozionate di Emilio Masetti. Masetti fa parte del gruppo di volontari che da sempre aiutano e supportano la diocesi con il loro lavoro di salvaguardia, ricerca e tutela del patrimonio lasciato dai benedettini al paese di Nonantola. La nostra guida ci racconta di come, dall’appassionata ricerca del gruppo di volontari, siano emersi resti e vestigia di tempi antichissimi. Nonantola vanta infatti un passato medioevale con ritrovamenti antecedenti al 1000, cosa alquanto rara per i possedimenti ecclesiastici che sono normalmente riferiti ad epoche storiche più recenti. Masetti ci ricorda l’importanza che l’Abbazia di Nonantola ha rivestito in epoca romanica come centro di potere ecclesiastico.  Ascoltiamo poi il racconto emozionato e tragico dei momenti del terremoto che distrusse gran parte dell’Abbazia lasciandola senza tetto, i lavori di ristrutturazione sono tutt’ora in corso, ma grazie a Masetti un rapido sguardo alla bellissima Abbazia in fase di restauro siamo riusciti a darlo!

In estremo ritardo rispetto alla tabella di marcia (tutta colpa di Masetti e delle nostre domande curiose!) arriviamo alla vicina Osteria della Rubbiaria e troviamo sulla soglie un oste particolarmente alterato: “L’acetaia ormai non la potete più visitare, ora sedetevi a tavola e mangiate poi vediamo!”.

Italo Pedroni è un oste sui generis e bisogna stare al suo gioco: accoglienza ruvida, non sono ammessi cellulari al tavolo (mamma mia sequestrati all’ingresso non ho potuto scattare neppure una foto ai piatti, quasi mi viene l’orticaria!!!), il pane è portato dopo il primo piatto, sono serviti prima gli uomini e si consiglia di mangiare tutto quello che si è ordinato. Ma ne vale la pena. I piatti cucinati dalla moglie Franca Prampolini sono un perfetto concentrato di tradizione emiliana.

Si parte con tortellini in brodo, strichetti con ragù di carne e poi si passa agli arrosti misti al forno (faraona e costine di maiale) con contorno di patate al forno annaffiate, direttamente dal figlio di Italo, con il loro spettacolare aceto balsamico tradizionale. Si conclude con un altro secondo piatto: il pollo al Lambrusco, ricetta originale dell’osteria. I dolci sono buonissimi, torta di Cioccolato, di Tagliatelle, di Ricotta, Crostata, Schiumetti serviti insieme ai liquori e infusi prodotti dalla casa, ci è piaciuto da morire il Nocino! nche i vini, il Lambrusco e il bianco Ruggine presente solo a Rubbiara sono prodotti dalla famiglia Pedroni.

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Dopo il buonissimo pranzo farcito dai rudi interventi di Italo che spesso veniva a redarguire le donne del tavolo per il troppo vociare, per le richieste di bis sui primi piatti, per il pane che comunque non è arrivato prima che l’Oste volesse o per il solo fatto di essere donne, eccoci finalmente in acetaia per una bellissima visita guidata dal preparatissimo figlio di Italo.

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Ci spiega le differenze tra aceto balsamico e aceto balsamico tradizionale, la storia dell’aceto e di come nasce, l’importanza dei saperi tramandati di generazione in generazione, la scelta dei legni delle botti e l’importanza dell’affinamento negli anni. Infine degustiamo i diversi aceti e torniamo in Osteria per acquistare qualche bottiglietta di questi elisir dal gusto intenso e personale che molto spesso più che un condimento diventano la portata stessa.
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Un’esperienza davvero originale questa a Nonantola, un pomeriggio passato in un’osteria dove il tempo pare essersi fermato, dove non c’è spazio per gli smartphone e le donne è meglio che stiano zitte, ecco se siete pronti per questo andate a provare la cucina di Italo all’Osteria La Rubbiara, noi della Condotta OFLI ci siamo proprio divertiti e rigenerati!

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In quest’ultima foto si intravede Italo che così come ci aspettava all’arrivo ci saluta alla partenza e sinceramente non si capisce se non vede l’ora che ce ne andiamo oppure rimpiange la solitudine che torna ad immergerlo in questo luogo isolato e senza tempo che è l’Osteria della Rubbiara a Nonantola.

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Informazioni su Michela Muratori

Sono una viticoltrice franciacortina appassionata di vino, con la fortuna di avere una famiglia che possiede Tenute anche in Toscana ed in Campania. Allo stesso modo adoro la gastronomia e credo fermamente nel "Buono, Pulito e Giusto" della filosofia Slow Food, tanto da commuovermi ogni volta che sento Carlin Petrini, il nostro Presidente! L'avventura della mia famiglia nel mondo del vino inizia nel 1999 con l'idea dell'Arcipelago e si concretizza oggi nella viticoltura simbiotica. www.arcipelagomuratori.it
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